Dicono che appartenga agli asini ... o ai frati, per i quali dovrebbe costituire quasi un primo abito, più intimo e aderente alla loro anima. E infatti fu proprio uno di essi, un frate (non un somaro), un santo, Antonio da Padova, a raccomandarla perché, sosteneva, essa "è baluardo dell'anima, e la presidia e difende da ogni perturbazione".
Non è però facile.
E' rara e amara, è virtù eroica, benché non abbia nulla che, a prima vista, possa collegarla alle virtù più impetuose e guerriere: forza, coraggio...
Tuttavia è con quelle virtù che spesso si accompagna, arrivando, non rare volte, a costituirne il fondamento.
E, se devi accingerti ad un lungo viaggio, se hai montagne da superare e magari gambe corte ma sei disposto a tutto pur di giungere alla tua meta, essa ti insegnerà a masticare sassi e a confidare nel tempo.
E dirà al tuo cuore che forza, coraggio, prudenza, costanza... sono frutti del suo giardino.
La pazienza!
E' dunque asinina o fratesca.
Eroica oppure vile e timorosa.
Dipende da tante cose...
Se è troppa, agisce come certi farmaci, che dovrebbero far bene ma che poi fanno tanto male e ti indeboliscono.
Se invece è ben dosata, non è come il coraggio, che vince alcuni dolori: lei vince quelli che il coraggio non sa vincere.
La saggezza popolare raccomanda di non offenderla , perché l'insulto ingiustificato può trasformarla in furore.
Io l'apprezzo in chi sa attendere ed operare, secondo la necessità.
La amo in quelli che sanno tacere e ascoltare più che ciarlare per proprio comodo.
La detesto nei pavidi e nei negligenti.
Il termine deriva dal latino
patientia, a sua volta derivato da
pati : soffrire, sopportare.
Chi è paziente è dunque in una situazione di sofferenza, disagio o comunque di difficoltà. Può trattarsi di un disagio fisico e allora il
paziente è colui che sopporta la sofferenza intesa come malattia o come una sua manifestazione; e se a volte condividiamo questa sofferenza con altri, diciamo che
compatiamo, soffriamo assieme.
Ma la pazienza non è tanto in questa disponibilità ad accettare i gravami fisici e/o esistenziali quanto nel far sì che il proprio stato d'animo non venga a dipendere da essi: la pazienza "è la colonna che non si piega dinnanzi a nulla", scriveva Ildegarda Bingen circa mille anni fa. Ancor prima, nella Bibbia, si afferma che "melior est patiens vir forti": è meglio un uomo paziente di uno forte.
Anche se, senza voler confutare una così autorevole fonte, il rapporto tra la pazienza e la fortezza è molto diretto: solo chi si sente od è oggettivamente forte è capace di tacere dinnanzi alle difficoltà, alle ingiustizie, al dolore, alla sofferenza, ai progetti non realizzati ... i descansos di cui parla Daffo.
In quale limbo vive,invece, chi paziente non è?
Chi é, cosa fa, come si muove nella vita?
E' impaziente, per definizione.
Ma pur un mediocre dizionario dirà che si tratta anche di persona "insofferente,intollerante, incostante".
E' quel tipo di persona che vuole tutto adesso, non concependo stagioni che regolino le proprie aspirazioni o brame.
Molto spesso sono i più giovani ad essere impazienti, scalpitanti, frettolosi di bruciare tutte le tappe senza una particolare progettualità.
Se vi fosse un progetto, infatti, essi avrebbero due briglie con le quali fare i conti: la
costanza e
l'ordine.
La prima ci indirizza a perseverare con tenacia; la seconda stabilisce una gerarchia, delle priorità.
Entrambe dovrebbero ricordarci che nella vita si procede spesso tra rovi e inganni e non bisogna tentennare, cedere, fermarsi, arrendersi: possiamo soffrirne e tuttavia camminare ancora, spingerci oltre.
Passo dopo passo.
Questo è quello che io intendo per "atteggiamento paziente".
Un carattere forgiato vivendo, giorno per giorno, e capace di sopportare le contrarietà, i fallimenti, le frustrazioni, gli inganni, le delusioni ... senza mai fermarsi, senza mai cedere alle lusinghe della "triste rinuncia".
Essere pazienti sempre?
Esserlo con tutti e in ogni circostanza?
Pazientare per poco o molto tempo, in certe circostanze piuttosto che in altre?
Per dire: essere paziente con chi ci ruba il posto in fila, essere paziente con chi abusa del nostro buon cuore e della nostra intelligenza, essere paziente con te stesso, con quelli che fanno presto a tradire o ingannare, con chi sai che agisce in cattiva fede.... Pazientare quando manca il respiro o quando la pressione su di te si fa sentire, quando "certi giorni non finiscono mai" o "certa gente che ci sta a fare"?
Dipende da tante cose ...
Quasi sempre però dipende da te e dal senso che dai a tutto: a te stesso, alle persone che incontri, alle storie che intessono la tua di storia.
Possiamo essere forti in tante maniere.
Una delle più belle e rare è quella di progredire nel silenzio.
Pazientare.
:-)