giovedì 22 marzo 2012

Protocollo d'intesa

Ho evitato più che potevo, davvero, di parlare di Karate nel blog, ma questa proprio non ce la faccio a mandarla  giù in silenzio, senza commentare almeno con un ohibò o ahimé

Il M° Shirai (leggi FIKTA) ha firmato un protocollo d'intesa con la FIJLKAM.
Fonte
Tra le due federazioni non è corso certo buon sangue negli ultimi decenni e ciascuna a proprio modo ha sviluppato teorie e pratiche circa il Karate, al punto che è difficile immaginare che maestri appartenenti alle due diverse federazioni possano convenire, com'è necessario, in tutto e per tutto sulla corretta esecuzione di una tecnica o di un kata.


Non so bene adesso cosa potrà succedere.
Forse le probabili prossime Olimpiadi a Tokyo (2020) hanno suggerito posizioni più concilianti agli esponenti delle due federazioni...
A me però qualcosa non piace.
La foto, per esempio.
Matteo Pellicone, presidente Fijlkam, sembra "attrarre" a sé il M° Hiroshi Shirai.
Difficile pensare ad un M° Shirai, assolutamente granitico in ogni suo gesto,"attratto" da qualsiasi entità pensabile. 
La foto non gli rende giustizia.



mercoledì 21 marzo 2012


Il segreto di Vince

Vi chiederete quale sia il mio segreto più nascosto, il mio segreto più personale, il più segreto di tutti i miei segreti, ma prima mi presento.
Mi chiamo Vince Rizzo e voglio cominciare parlandovi un po' di dove vivo.
City Island era un villaggio di pescatori nel Bronx. Ora City Island è praticamente uno sputo di terra, una sola strada a due corsie in mezzo alla baia, distinto dal resto del Bronx.
La devi vedere per crederci.
E in quel miglio quadrato che costituisce tutta City Island c'è un'altra distinzione, quella tra i mangiacozze e i cavavongole.
Il mangiacozze è un residente che si è trasferito qui da un altro posto; il cavavongole, come il sottoscritto, è nato e cresciuto a City Island, meglio se nella stessa casa ereditata di generazione in generazione.
Quindi il mondo si divide in cavavongole e mangiacozze, quelli che rimangono e quelli che girovagano.
Ma sto divagando.
Vi chiederete quale sia il mio segreto più nascosto, il più personale, il più segreto di tutti i miei segreti.
Come la maggior parte di noi, credo di averne più di uno."

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Michael Malakov odia le pause

Ferma. Aspetta.
A cosa, a cosa ti serve la pausa?
Cos'erano tutte quelle pause, cosa vogliono dire?
Insomma, hai detto due battute e ho contato quattro pause.
A che ti serve una pausa prima di dire cosa?
Ascolta...
Dobbiamo mettere una moratoria alle pause.
Cinque anni della mia vita se ne sono andati per sempre in pause, tra queste mura.
Non ce la faccio più.
Quindi urge dare un taglio alle pause.
In duemila anni di storia del teatro nessuno aveva mai praticato la pausa, nessuno faceva pause: o parlavano o ascoltavano.
Recitavano senza pause.
Tutto ad un tratto Marlon Brando comparve sulle scene...

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L'amore di Vince per le manette

- Posso chiederti perché sono ammanettato ad una Ford?
- Adesso ti libero, Tony.
Prima devo dirti una cosa. La vedi questa casa qui? E' la mia casa. L'ha costruita mio nonno ed io ci vivo con la mia famiglia.
- Sono ammanettati da qualche parte anche loro?

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Ogni città caotica ha bisogno di un'isola di pace, come ogni anima caotica ha bisogno di un luogo di quiete

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Definisci meglio

- Mia madre sa che le hai preso la macchina?
- Tua madre sa che fai la spogliarellista?
- Perdente !
- Puttana !
- Criminale !
- Puttana!
- Non chiamarmi così, non sono una puttana!
- Mostri le tette per soldi ! Che cosa sei, una bibliotecaria?

Poligoni e triangoli

Definizioni essenziali.
(Livello I classe Scuola Media)


Elementi di un triangolo isoscele 
Mappa concettuale sui poligoni e sui triangoli

lunedì 19 marzo 2012

Non servono parole

Un giorno da papà

Indefinibile, forse.
;-)
Ma ci siamo capiti ed io ti sono grato: per il dono e per il messaggio, che giunge a proposito e coglie nel segno.
Quando si ama, tre puntini sospensivi bastano a dire molte cose.
Due sarebbero sufficienti a chiarire.
Ed uno, basta uno solo, nel caso dovessimo poi andare a capo.

Esiste una strana ortografia dei sentimenti che non ci insegnano.
Basta però avere un cuoricino per impararla a memoria.

:-)


sabato 17 marzo 2012

L'infinito

 

Vecchi scatti distratti ed una canzone da ricordare.
Sempre la stessa poesia

:-)

Vi auguro un buon fine settimana

un abbraccio... e, ovunque lo troviate, che sia da perdersi per ritrovarsi, l'infinito cercato.

venerdì 16 marzo 2012

Parole che amo,parole da indossare

Dicono che appartenga agli asini ... o ai frati, per i quali dovrebbe costituire quasi un primo abito, più intimo e aderente alla loro anima. E infatti fu proprio uno di essi, un frate (non un somaro), un santo, Antonio da Padova, a raccomandarla perché, sosteneva, essa "è baluardo dell'anima, e la presidia e difende da ogni perturbazione".
Non è però facile.
E' rara e amara, è virtù eroica, benché non abbia nulla che, a prima vista, possa collegarla alle virtù più impetuose e guerriere: forza, coraggio...
Tuttavia è con quelle virtù che spesso si accompagna, arrivando, non rare volte, a costituirne il fondamento.
E, se devi accingerti ad un lungo viaggio, se hai montagne da superare e magari gambe corte ma sei disposto a tutto pur di giungere alla tua meta, essa ti insegnerà a masticare sassi e a confidare nel tempo.
E dirà al tuo cuore che forza, coraggio, prudenza, costanza... sono frutti del suo giardino.



La pazienza!

E' dunque asinina o fratesca.

Eroica oppure vile e timorosa.

Dipende da tante cose...

Se è troppa, agisce come certi farmaci, che dovrebbero far bene ma che poi fanno tanto male e ti indeboliscono.
Se invece è ben dosata, non è come il coraggio, che vince alcuni dolori: lei vince quelli che il coraggio non sa vincere.

La saggezza popolare raccomanda di non offenderla , perché l'insulto ingiustificato può trasformarla in furore.

Io l'apprezzo in chi sa attendere ed operare, secondo la necessità.
La amo in quelli che sanno tacere e ascoltare più che ciarlare per proprio comodo.
La detesto nei pavidi e nei negligenti.

Il termine deriva dal latino patientia, a sua volta derivato da pati : soffrire, sopportare.
Chi è paziente è dunque in una situazione di sofferenza, disagio o comunque di difficoltà. Può trattarsi di un disagio fisico e allora il paziente è colui che sopporta la sofferenza intesa come malattia o come una sua manifestazione; e se a volte condividiamo questa sofferenza con altri, diciamo che compatiamo, soffriamo assieme.
Ma la pazienza non è tanto in questa disponibilità ad accettare i gravami fisici e/o esistenziali quanto nel far sì che il proprio stato d'animo non venga a dipendere da essi: la pazienza "è la colonna che non si piega dinnanzi a nulla", scriveva Ildegarda Bingen circa mille anni fa. Ancor prima, nella Bibbia, si afferma che "melior est patiens vir forti": è meglio un uomo paziente di uno forte.
Anche se, senza voler confutare una così autorevole fonte, il rapporto tra la pazienza e la fortezza è molto diretto: solo chi si sente od è oggettivamente forte è capace di tacere dinnanzi alle difficoltà, alle ingiustizie, al dolore, alla sofferenza, ai progetti non realizzati ... i descansos di cui parla Daffo.

In quale limbo vive,invece, chi paziente non è?
Chi é, cosa fa, come si muove nella vita?

E' impaziente, per definizione.

Ma pur un mediocre dizionario dirà  che si tratta anche di persona "insofferente,intollerante, incostante".
E' quel tipo di persona che vuole tutto adesso, non concependo stagioni che regolino le proprie aspirazioni o brame.
Molto spesso sono i più giovani ad essere impazienti, scalpitanti, frettolosi di bruciare tutte le tappe senza una particolare progettualità.
Se vi fosse un progetto, infatti, essi avrebbero due briglie con le quali fare i conti: la costanza  e l'ordine.
La prima ci indirizza a perseverare con tenacia; la seconda stabilisce una gerarchia, delle priorità.
Entrambe dovrebbero ricordarci che nella vita si procede spesso tra rovi e inganni e non bisogna tentennare, cedere, fermarsi, arrendersi: possiamo soffrirne e tuttavia camminare ancora, spingerci oltre.
 Passo dopo passo.
Questo è quello che io intendo per "atteggiamento paziente".
Un carattere forgiato vivendo, giorno per giorno, e capace di sopportare le contrarietà, i fallimenti, le frustrazioni, gli inganni, le delusioni ... senza mai fermarsi, senza mai cedere alle lusinghe della "triste rinuncia".

Essere pazienti sempre?
Esserlo con tutti e in ogni circostanza?
Pazientare per poco o molto tempo, in certe circostanze piuttosto che in altre?
Per dire: essere paziente con chi ci ruba il posto in fila, essere paziente con chi abusa del nostro buon cuore e della nostra intelligenza, essere paziente con te stesso, con quelli che fanno presto a tradire o ingannare, con chi sai che agisce in cattiva fede.... Pazientare quando manca il respiro o quando la pressione su di te si fa sentire, quando "certi giorni non finiscono mai" o "certa gente che ci sta a fare"?

Dipende da tante cose ...

Quasi sempre però dipende da te e dal senso che dai a tutto: a te stesso, alle persone che incontri, alle storie  che intessono la tua di storia.
Possiamo essere forti in tante maniere.
Una delle più belle e rare è quella di progredire nel silenzio.

Pazientare.

:-)