S.N. è la nuova insegnante di matematica del Liceo Scientifico.
Per "nuova" intendo dire che l'anno scorso, nella sezione in cui è iscritto mio figlio, c'era un'altra insegnate prima di questa. Era più giovane dell'attuale e pensavo che certe sue valutazioni, certe maniere di esprimersi in classe potessero, almeno in parte, spiegarsi alla luce della sua inesperienza. Esigeva, nelle interrogazioni, una pedissequa aderenza al testo; lei stessa interrogava con il testo aperto davanti a sé.
Il testo era la sua bibbia, la sua zavorra e il bilancino di precisione che utilizzava per stimare once di spremuto valore.
Aveva espressioni disdicevoli e non poche volte "dava di testa" sbroccando le sue furiose insoddisfazioni nelle ore di lezione.Il più delle volte si trattava di sterili e rabbiose invettive sui colleghi, sulla presunta disistima che si aveva di lei...
I ragazzi, nel mentre, fungevano da passivi timpani fonoassorbenti e antistess, spettatori, loro malgrado, del triste spettacolo di un adulto in preda a insopprimibili e violente crisi di egotismo.
