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Con la dovuta gentilezza

Le porte (portoni, portacce...) che mi è capitato di fotografare sono quasi sempre chiuse da tempo, chissà perché. Sembrano scampate e sopravvissute ad esodi di intere famiglie e alle loro quotidiane disgregazioni.
Talvolta, invece, sembra che  stiano custodendo una vita che non mi è dato di conoscere e toccare; sono porte chiuse anch'esse ma che non danno l'impressione di essere sbarrate, inchiavardate rigidamente sui cardini: sono solo silenti e discrete, limite tutelare di un patrimonio che, giustamente, si vuole preservato, tenuto dentro a dispetto di quanto si aggira per i vicoli di questo mondo.

Ve ne sono poi altre, chiuse anch'esse queste porte, ma a loro maniera parlanti.
E' una chiusura che vuole comunicare, che ha da dire, desidera notificare o fare richiesta senza tuttavia mettersi in piazza o esporsi o chiamarsi in causa ogni santa volta che fosse richiesto.
Piuttosto, una volta e basta. Una volta per tutte.

Porte prudenti, che hanno capito tutto della vita: vinci se ti comprometti il meno possibile.


Con la dovuta gentilezza - si capisce - ma il messaggio è chiaro e tondo.
Non si può equivocare e fare i tonti.

Uscio e bottega

Molti dei miei scatti distratti ritraggono porte, portoni e, non raramente, portacce sghembe e sbilenche, ritorte e rigonfie dall'incuria o dall'avverso trascorrere del tempo.
Sono questi i miei scatti forse meno distratti, perché sempre preceduti da un attimo di incanto e da una riflessione lenta e meditata che ritarda il momento vero e proprio dello scatto.
In quei contesti, lo sguardo sembra avere di meglio da fare che concentrarsi sugli aspetti tecnici dello scatto; e desidera soffermarsi a lungo, esplorare, restare lì a cogliere impressioni e significati.


Si dice ancora stare o essere ad uscio e bottega?

Avviso per angeli, gatti,acrobati e furfanti



Però... come dargli torto?

Peccato, una goccia di pioggia ha creato un alone. Pazienza: scatto vissuto!
;-)

buona notte

Piccola Storia tra i vicoli

Il fascino della storia, come quello del mare, risiede in ciò che cancella: l'onda che sopraggiunge fa sparire dalla sabbia la traccia della precedente.

Gustave Flaubert

- - - 

Se Flaubert avesse ragione, perderemmo molto a non conservare traccia del nostro passato.
In realtà - e per fortuna - il passato non è poi del tutto passato e può ancora dire qualcosa a noi tutti.


Lo ricordate il bel palazzo patrizio che vi ho mostrato in uno dei post precedenti?
Si trova al confluire di due strade di cui una, la maggiore, via Federico II di Svevia, corre in due sensi: in alto, verso San Domenico e  il Palazzo Ducale, e in basso, verso Porta Sant'Andrea.
L'altra stradina, più modesta, si chiama oggi via Isabella d'Inghilterra e prende slancio dalla precedente, portandosi un poco in basso e subito slargandosi poi nella soleggiata piazza Fravina.

L'incontro di due strade collima stranamente con quello di due vite: lui, Federico II di Svevia, più noto forse con gli appellativi di "Stupor mundi" e "Puer Apuliae" che con il suo vero nome , Federico II Hohenstaufen, non ha bisogno di presentazioni; lei, Isabella, giovane figlia di Giovanni Senzaterra, re d'Inghilterra, sarebbe dovuta andare in sposa a Enrico, figlio di Federico II, ma divenne la terza moglie dell'imperatore per via di certi affari e convenienze di governo.

Giorno di festa

Tra la strada di s. Andrea e il vico Melillo

I miei giorni di festa più belli , se posso, amo passarli tra i vicoli del mio paese.
Paese è un  termine oggi improprio se attribuito a quella che ormai è considerata una vera e propria città.  L'anacronismo lessicale però mi è congeniale, riflette la mia intima appartenenza a questo luogo, che non è totale, indiscussa, campanilistica, ampia nel senso geografico. E' invece riservata e ristretta, legata a poche prospettive, a quegli scorci che per me - e forse per me solo - sono importanti e significativi.
Tutto il resto, almeno per quanto mi riguarda, è... città.


Le parole che non dico

Ho fatto caso ad una strana cosa...


Come blogger devo essere un'anomalia.
Ho pubblicato 503 post, affastellandone ben altri 955 come "bozze".

Questo significa che , come blogger, passo più tempo (circa il doppio) a scrivere per me che per il WEB!

E' come se Garret Blake invece di affidare all'oceano il suo appassionato messaggio avesse semplicemente gettato in mare una bottiglia vuota.
Manca di pathos, vero?

- - -

"Deciditi: il passato o il futuro.
Scegline uno e restaci attaccato! "

(Dodge Blake  al figlio Garret, 
in
 "Le parole che non ti ho detto"*)

- - -
'notte
:-)

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* Ho sempre apprezzato in questo film lo splendido e indimenticabile Paul Newman.



L'arte di vincere

Non so se esista un'arte così, se la insegnino o, come certi altri talenti , "ci si nasce " e basta; e, se l'apprendi, anche bene, resta comunque una seconda pelle per nulla simile a quella che dovrebbe essere se tu ci fossi nato dentro. O, non cambia poi molto, se lei ti avesse preso e insaccato da fuori, avvolgendoti, segnandoti e definendoti a dovere.

L'arte di vincere è l'arte opposta a quella di perdere.
L'una vorremmo impararla, apprenderla.
L'altra sarebbe comodo poterla disimparare, poterne pur fare a meno.

La prima costa fatica.
La seconda porta dolore.
Se vinci esulti. Se perdi ti siedi a ripensarti.

L'arte di vincere deve essere coltivata giorno per giorno non meno di quell'altra, quell'altra arte che mette tristezza e che, giorno per giorno, bisogna disimparare.

Ma ... cosa vinciamo, cosa perdiamo?
In ballo cosa c'é? 

Una partita ?
Un bene, dei soldi, ricchezze?
Noi stessi?

Mi sembra di capire che l'arte di vincere si coltivi allenandosi nell'arte di rimettersi sempre in piedi e... ricominciare con grinta maggiore, con un sapere accresciuto, con una maturata consapevolezza di sé e del mondo.

Non credo che esista una differenza sostanziale tra una palla da baseball e ... il resto.


Arriva un momento in cui ci dicono che non possiamo più fare i giochi da bambini.
Nessuno sa quando ce lo diranno.
Ad alcuni lo dicono a diciotto anni, ad altri a quaranta...
Ma... lo dicono a tutti!




- - -

Voglio che valga qualcosa!

- - -

So che sta prendendo bastonate da tutti, ma il primo che attraversa il muro è sempre insanguinato. sempre!

- - -

Si sentono minacciati.
Non è solo un modo di fare affari ...
Il realtà è una minaccia per la loro sussistenza, il loro lavoro.
Una minaccia per il modo in cui fanno le cose.
E ogni volta che questo succede, sia un governo, siano affari o qualsiasi altra cosa, le persone che tengono le redini, che hanno la mano sul cambio, vanno fuori di testa.
Sono dei dinosauri...

- - -

Volevo tanto vincere QUI...
Lo volevo tanto.

- - -

Ha battuto un fuori campo e non se n'è nemmeno accorto!

- - -

Cavolo!
Come si fa a non essere romantici col baseball!

Lo Stormo Buonappetito

I gabbiani dovrebbero stare sempre al mare, fare da scia puntiforme a qualche peschereccio lontano,colmo di pesca, e tentare l'arrembaggio, quando un'onesto tuffo in acqua  non sia proprio possibile.
Invece ... Li vedi fare da spazzini sulle ormai tante discariche, addensarsi su collinette dall'aspetto sospetto quando non proprio inquietante, svolazzare di cumulo in cumulo, dimentichi del richiamo del mare, dello schianto delle onde sugli scogli, del fruscìo del vento tagliato dal rostro, dalle ali che si arruffano planando.
Mi auguro di vedere sempre più gabbiani al mare e sempre meno spazzini volanti a ramazzare rifiuti.


- GROVIGLIO SUL MOLO -

- GABBIANO CURIOSO -

- LO STORMO -

- ESTRANEITA' -

" Ah, non c'è via di scampo. Niente da fare, sei un gabbiano. la natura ti impone certi limiti. Se tu fossi destinato a imparare tante cose sul volo, avresti un portolano nel cervello. Carte nautiche avresti, per meningi. E se tu fossi fatto per volare come il vento, avresti l'ala corta del falcone, e mangeresti topi anziché pesci. Sì sì, aveva ragione tuo padre. Lascia perdere queste stupidaggini. Torna a casa, torna presso il tuo Stormo, e accontentati di quello che sei, un povero gabbiano limitato."


"Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti"

Richard Bach
Il gabbiano Jonathan Livingston

Parla chiaro

Sto ultimando in questi giorni la rilettura de "L'avventura d'un povero cristiano", di Ignazio Silone. Mi ripropongo di commentare questo bel libro più in là ma, da subito, volevo proporvi un breve passo dal libro. Per comprendere meglio la situazione ricordo che Celestino V è appena stato nominato papa. Da pochi giorni si trova  nella sua residenza provvisoria "in Castelnuovo presso il Molo, a Napoli".Deve concedere udienza ai predicatori napoletani designati per l'Avvento. Di loro Celestino non pensa un gran bene ("i predicatori napoletani sono dei famosi chiacchieroni, e io non sono preparato ad affrontarli") e dunque cerca di rinviare l'udienza. Ma poi...

La tentazione del potere

" Procedendo sul nostro sentiero incontriamo un vecchio contadino che cerca erbe medicinali e conversiamo con lui. Egli ci racconta che in gioventù andò pellegrino alla Santa Casa di Loreto e, benchè noi non lo mettiamo in dubbio, egli si denuda un braccio per mostrare il tatuaggio turchino che lo attesta. Fu anche al cosiddetto "pellegrinaggio delle sette montagne" che fa capo al santuario della Trinità, sopra Subiaco.

Una volta, a suo dire, questi due pellegrinaggi erano, almeno in Abruzzo, un obbligo di coscienza per i buoni cristiani. In quanto a San Pier Celestino, o come si chiama, lui gli fa tanto di cappello, non ci mancherebbe altro, ma, ci confida, non è mai riuscito a sapere quali siano le sue competenze e perciò non ha saputo mai come regolarsi: in altre parole, nessuno gli ha mai chiarito per quali grazie o favori conviene pregarlo.

Egli può aiutarti, cerco di spiegargli, a salvarti dalla tentatzione del potere.

Quando infine capisce il senso del mio consiglio, egli è preso da un'ilarità a non finire.

Poi dice con gravità : - Allora è un santo non per noi poveracci, ma per i preti "


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tratto da
L'avventura d'un povero cristiano
di Ignazio Silone