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Sul consumismo e sulla commercializzazione dei beni di consumo non ritengo di avere un atteggiamento da bacchettone: so bene, e me ne capacito, che da quando l'uomo ha inventato la ruota si è anche venuto a instaurare un principio inamovibile secondo il quale ciò che rende comoda, piacevole, appagante la vita della gente debba necessariamente avere un prezzo.
Quello che offende la mia intelligenza è credere che per vivere un'esistenza piacevole e appagante occorra  perdere di vista quei beni intangibili che pure bisognerebbe desiderare di conseguire o di non perdere.
E poi, ancor più, è la rapacità insita nel moderno consumismo che mi rende antipatica l'etichetta di "consumatore", giacché viene a corrispondere troppe volte ad una fame insaziabile di cose e simboli per colmare la quale si è implicitamente disposti ad accondiscendere a troppe brutture ecologiche e umanitarie.
Ecco, che il prezzo da pagare sia solo quello monetario: questo è il detestabile inganno!

Ho letto, nell'ormai consueto dizionario delle felicità, il seguente bel pensiero di Maria Venturini e volevo, almeno in parte, proporlo alla vostra attenzione.
Più sotto, alcune citabilia che a me hanno detto molto e che spero sussurrino qualcosina anche a voi.

Felice giornata

;-)

Tardi


Ogni cosa si colloca nel tempo.
A volte è il tempo minimo delle cose che sono quotidiane, ordinarie: il tempo che dedichiamo a parlare a noi stessi, il tempo che passiamo con altri o che investiamo nelle cose che ci fanno bene, che ci fanno crescere; altre volte è il tempo severo e graffiante degli eventi, delle svolte epocali e dei grossi titoli sui giornali.
Che sia l'uno o l'altro, ogni cosa si colloca nel tempo, e da esso viene lambita, sfiorata dolcemente in un andirivieni ondoso che prima intride e poi inaridisce, prima elargisce e poi sottrae e deruba, raschiando, con quella speciale risacca, anche un po' di nostra vita.